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Attività > Solidarietà
Le Associazioni “I Care Onlus”, “Uomo Mondo”, “Gruppo Insieme”, Fondazione “Migrantes” e varie Associazioni di immigrati (Comunità di Solidarietà Ghanese, Associazione Togolesi, Associazioni dei Senegalesi, Associazioni del Marocco, Associazione dei cittadini della Costa d’Avorio, del Burkina Faso, della Guinea Konacri, dell’America Latina e altre) hanno avviato da tempo una riflessione sul dramma delle nuove povertà e marginalità sociali, fenomeno che tocca fasce sempre più ampie di popolazione, sia straniera che italiana.
Nella consapevolezza che tale fenomeno coinvolge un numero sempre più crescente di persone, tali associazioni hanno rivolto la loro attenzione in direzione degli immigrati extracomunitari che, per varie ragioni (malattia, infortunio grave, perdita del lavoro, difficoltà ad integrarsi, clandestinità, incidenti giudiziari ecc.), si ritrovano in stato di indigenza e/o marginalità sociale e chiedono di essere aiutati a ritornare nel loro paese di origine con un minimo di dignità e di prospettiva.
Così è nata l'iniziativa “Condividere a Treviso”, con una serie di incontri tra associazioni di volontariato, associazioni di immigrati e organizzazioni sindacali per focalizzare il problema e con una successiva azione di ricerca di fondi avviata attraverso la donazione, da parte di artisti italiani e stranieri, di opere d’arte.
La vendita di queste opere ha permesso di costituire un fondo di solidarietà gestito presso Banca Popolare Etica, tramite un apposito Comitato di Valutazione con l’incarico di analizzare e selezionare i casi segnalati.
L’esperienza acquisita con la realizzazione di questo progetto può essere considerata positiva sia per i diversi interventi realizzati direttamente, che per il fatto di aver potuto portare all’attenzione di molti altri soggetti la realtà di situazioni di disagio e di bisogni provenienti da più parti: comunità di immigrati, ospedali, comuni, singole persone.
Accanto al criterio di favorire i rientri volontari nei paesi di origine è stata confermata la necessità di distinguere i rientri di tipo umanitario, per i quali si tratta di procurare insieme al rimpatrio condizioni dignitose di sopravvivenza, almeno per un determinato periodo, dai rientri con inserimento lavorativo che richiedono una procedura diversa di accompagnamento e l’attivazione di soluzioni di microcredito a sostegno di iniziative di autoimpresa e sviluppo economico.
Il convegno del 2 dicembre 2006 a San Donà di Piave, organizzato dal Comitato del Veneto Orientale per l’immigrazione, ha fornito l’occasione per presentare l’esperienza del progetto e favorire una riflessione comune, anche critica, su un tema che vede soggetti istituzionali, del volontariato, dell’immigrazione e della cooperazione interessati a verificare la percorribilità di progetti di rientro volontario di lavoratori immigrati non comunitari nei paesi di origine.